Autoanalisi

Dedica 2 minuti alla prevenzione con l'autoanalisi

La Farmacia Dante ti offre un utile servizio: l'autoanalisi del sangue con un semplice, sicuro ed indolore prelievo di sangue da un polpastrello (prelievo di sangue capillare) utilizzando una tecnologia da laboratorio che garantisce risultati di esattezza paragonabili a quelli del laboratorio.
E' un servizio rapido, senza prenotazioni, senza lunghe attese e con risultati immediati.

E' possibile eseguire le seguenti autoanalisi del sangue:

    Il glucosio è uno zucchero semplice utilizzato dall'organismo come fonte di energia. La concentrazione di glucosio nel sangue, definita glicemia, è regolata da importanti meccanismi neuro-ormonali e metabolici che impediscono forti oscillazioni. Il valore di glicemia è pressoché costante grazie all'azione combinata di insulina che ne abbassa il livello e glucagone, adrenalina e cortisolo che invece lo innalzano. Se l'insulina non agisce nel modo corretto o non è presente nella giusta quantità il glucosio si accumula nel sangue, si ha cioè una situazione di iperglicemia. I valori di glicemia aumentano tipicamente nei soggetti diabetici e si abbassano nel digiuno prolungato. L'iperglicemia provoca aumento di sete o di fame, frequente necessità di urinare, perdita di peso, sensazione di affaticamento. Se non curata l'iperglicemia può portare a problemi più complessi di tipo cardiovascolare, epatico, nervoso o complicanze nella vista. La prevenzione e la diagnosi precoce sono fondamentali per minimizzare i danni associati al diabete. Per questo è raccomandato eseguire controlli regolarmente. Inoltre il rischio di diventare diabetico cresce sensibilmente oltre i 40 anni. Una determinazione quantitativa della glicemia, in maniera semplice e veloce, è quindi di primaria importanza per la diagnosi, la terapia ed il controllo del diabete.
    VALORI DI RIFERIMENTO: 60–110 mg/dl

    L’emoglobina è una particolare proteina presente sulla superficie dei globuli rossi. Determina la capacità ditrasportare il sangue agli organi e ai tessuti. Il glucosio, presente nel sangue ad alte concentrazioni in caso di diabete, può legarsi all’emoglobina, formando appunto l’emoglobina glicata (HbA1c). E’ una nuova proteina, più ingombrante e meno agile, che non è in grado di trasportare l’ossigeno con la stessa efficacia dell’emoglobina. Ciò causa una minore ossigenazione dei vari organi e tessuti. Oltre il 90% dell’emoglobina presente nei globuli rossi è rappresentata dall’emoglobina A (HbA), che è formata da due catene di amminoacidi: alfa e beta. Il glucosio presente nel sangue è in grado di legarsi in modo irreversibile a una parte della catena beta andando a formare l’emoglobina glicata o glicosilata (HbA1c), una molecola che fornisce una valida indicazione della quantità di glucosio presente nel sangue negli ultimi mesi e che, quindi, costituisce un valido test per la diagnosi e il monitoraggio del diabete. Dato che il legame tra glucosio e emoglobina A risulta irreversibile, l’emoglobina glicata (HbA1c) tende a rimanere in circolo per tutta la durata di vita del globulo rosso, pari a circa 90-120 giorni. Per questo motivo, attraverso il test di valutazione della quantità di emoglobina glicata sull’emoglobina totale è possibile valutare la quantità media di glucosio presente nel sangue nei 2-3 mesi precedenti, permettendo di valutare l’eventuale presenza o l’andamento medio della malattia diabetica, senza alcuna possibilità di identificare i picchi di iperglicemia o ipoglicemia.
    VALORI DI RIFERIMENTO: In base ai nuovi standard, dosaggi di HbA1c ≥ 6,5% identificano una condizione di diabete, mentre valori di HbA1c compresi tra 5,4% e 6,5% determinano una situazione di “pre-diabete”. Secondo le raccomandazioni italiane, inoltre, il controllo dell’emoglobina glicata deve affiancare periodicamente l’autocontrollo glicemico. Il dosaggio dell’HbA1c deve essere compiuto almeno due volte all’anno in tutti i pazienti diabetici quando il controllo glicemico è stabile e una volta ogni 3 mesi, nel caso in cui è stata modificata la terapia ipoglicemizzante o la glicemia non risulta stabile nel tempo.

    Il colesterolo è uno steroide (sostanza grassa) prevalentemente di origine animale e indispensabile per la vita. Svolge infatti diverse funzioni biologiche vitali: costituente essenziale delle membrane cellulari, precursore della vitamina D, dei sali biliari e degli ormoni steroidei e sessuali, indispensabile per la crescita e divisione cellulare, fondamentale quindi per lo sviluppo embrionale. Nell'uomo la maggior parte del colesterolo necessario viene prodotta per biosintesi prevalentemente a livello del fegato; solo una piccola parte viene assunta con il cibo e tale quantità è estremamente variabile a seconda delle diverse abitudini alimentari. Come tutti i grassi il colesterolo non è solubile nel sangue, viene perciò trasportato associato a lipoproteine (HDL, LDL e VLDL). L'ipercolesterolemia è correlata a gravi malattie, in particolare a quelle cardiovascolari su base aterosclerotica, prevalentemente infarto miocardico e ictus ischemico. L’ipercolesterolemia è quindi uno dei principali fattori di rischio cardiovascolare aggravato da ipertensione e fumo. Uno screening precoce, soprattutto se riguardante il quadro lipidico completo, assume perciò un’importanza basilare per la prevenzione ed il controllo delle malattie cardiovascolari e delle loro conseguenze. Per avere una prima indicazione del quadro lipidico sono indispensabili le determinazioni di colesterolo totale, colesterolo HDL, colesterolo LDL e trigliceridi. Il monitoraggio del quadro lipidico fornisce utili indicazioni per ulteriori procedimenti diagnostici, inizio di eventuali terapie e successivi controlli delle stesse.
    VALORI DI RIFERIMENTO: 150-190 mg/dl

    I lipidi nel sangue (fosfolipidi, trigliceridi, colesterolo libero ed esterificato) non sono solubili in acqua, per essere trasportati nel flusso sanguigno devono quindi essere associati a proteine. Queste combinazioni di lipidi e proteine vengono denominate lipoproteine suddivise in: chilomicroni, lipoproteine a bassissima densità (VLDL), lipoproteine a bassa densità (LDL) e ad alta densità (HDL). Le HDL (High Density Lipoproteins) o colesterolo “buono” hanno la funzione di riportare il colesterolo nel fegato, mantenendo così bassi i livelli di colesterolemia. Le HDL svolgono un’azione protettiva, “spazzando” fisicamente le arterie ripulendole dai depositi aterosclerotici. Una persona che ha alti sia il livello di colesterolo totale che quello di HDL non è a rischio quanto una persona che associa ad un alto valore di colestero lo totale valori bassi di HDL. Vita sedentaria e abitudine al fumo sono generalmente associati a riduzione dei livelli di HDL. E’ dimostrato che il rischio di malattia coronarica è tanto più elevato tanto più alto risulta il rapporto colesterolo totale/colesterolo HDL: Ecco perché il rapporto colesterolo totale/colesterolo HDL e/o colesterolo HDL/LDL è particolarmente importante per una migliore valutazione dell’indice di rischio cardiovascolare.
    VALORI DI RIFERIMENTO: 35-80 mg/dl

    I trigliceridi sono le sostanze grasse più diffuse ed abbondanti dell’organismo introdotte prevalentemente con gli alimenti e costituiscono la “scorta” energetica dell’organismo. I trigliceridi endogeni si formano nel tessuto adiposo e nel fegato, soprattutto a partire dai carboidrati, mentre quelli introdotti nell’organismo insieme ai cibi (soprattutto burro, insaccati e formaggi grassi) vengono scissi nei loro costituenti durante il processo digestivo. Non essendo solubili in acqua i trigliceridi vengono veicolati nel sangue da proteine, in particolare i chilomicroni. I valori ematici sono molto influenzabili dall’alimentazione precedente al prelievo: se si mangiano cibi grassi nei giorni che precedono l’esame, è possibile che il loro livello si alzi; anche l’alcol sortisce questo effetto. Pur non rivestendo un’importanza pari a quella del colesterolo, spesso elevati tassi di trigliceridi sono associati a diverse patologie, soprattutto di tipo cardiovascolare. Alti livelli di trigliceridi aumentano il rischio di infarto miocardico e di aterosclerosi, soprattutto se associati a ipercolesterolemia. Per determinare il fattore di rischio cardiovascolare è quindi importante conoscere il valore dell’intero pannello lipidico.
    VALORI DI RIFERIMENTO: fino a 200 mg/dl

    Nei test di autoanalisi il valore di colesterolo LDL viene calcolato automaticamente secondo la formula di Friedewald. I tre parametri necessari per svolgere il calcolo sono: colesterolo totale, colesterolo HDL e trigliceridi. La formula è applicabile solo se i valori di trigliceridi sono < 400 mg/dl e i valori di colesterolo totale, HDL e trigliceridi sono inclusi nei loro intervalli di linearità
    VALORI DI RIFERIMENTO: 50-140 mg/dl

    L’emoglobina è la principale proteina dei globuli rossi (detti anche eritrociti) cioè le cellule che trasportano l’ossigeno dai polmoni ai tessuti e, in senso opposto, l’anidride carbonica (CO2) espulsa poi a livello dei polmoni. L’emoglobina è un pigmento contenente ferro e, quindi, è ritenuta la responsabile del caratteristico colore rosso del sangue. Livelli sia alti sia bassi di emoglobina sono indici di difetti eritropoietici e/o indicativi di uno stato patologico. Il test viene eseguito per diagnosticare e monitorare i vari tipi di anemie oppure per individuare emorragie. Il termine anemia in realtà comprende un elevato numero di malattie associate da una conseguenza comune: ridotte quantità di ossigeno a disposizione del corpo
    VALORI DI RIFERIMENTO: Uomini: 14,0-18,0 g/dl, Donne: 12,0-16,0 g/dl

    Le proteine plasmatiche ricoprono diverse importantissime funzioni: il trasporto delle sostanze liposolubili, intervengono nella risposta immunitaria, nella coagulazione del sangue, nei processi infiammatori e nella regolazione di varie attività dell'organismo. Il valore delle proteine plasmatiche totali (TP) rappresenta la somma delle due principali forme proteiche presenti: albumina (ALB) e globuline (GLOB).

    Un’alterazione del contenuto di proteine nel sangue può essere indicativo di diverse disfunzioni (epatiche, nutrizionali e metaboliche, renali) e far sospettare una patologia infiammatoria o un’alterazione dei processi di protezione immunitaria. Per questo motivo il test viene prescritto nel caso di particolare stanchezza, calo del peso immotivato, disturbi alimentari (anoressia) ed in qualsiasi altro sintomo associabile a disturbi del fegato, dei reni, del sistema metabolico e nutrizionale. Un aumento della proteinemia si può osservare in caso di eccessiva sudorazione (sforzi fisici prolungati, intensa attività sportiva) o disidratazione cioè perdita in breve tempo di liquidi organici, come in caso di diarrea e vomito infrenabili, di diabete scompensato, di shock o collasso acuto. Una diminuzione delle proteine totali si verifica quando si riduce l'apporto proteico, per anoressia, difetti dell'assorbimento intestinale, per mancata o difettosa sintesi proteica dovuta a carenza di vitamine e di aminoacidi, per malattie del fegato a carattere cronico, per perdita o distruzione di proteine come si verifica nell'ipertiroidismo, in alcune malattie renali, nelle ustioni estese e nelle emorragie.

    Il paziente può sottoporsi al prelievo di sangue dopo un digiuno di circa 3 ore. Si consiglia di non effettuare attività fisica intensa nelle 8 ore precedenti l’esame.

    Il valore ottimale di proteine totali: 60 - 80 g/l

    È una proteina sintetizzata dalle cellule del fegato e ha molte funzioni, ma la più importante è quella di mantenere costante il livello dei liquidi nei vasi sanguigni, quando i livelli sono bassi i liquidi si diffondono nei tessuti, causando gonfiore.

    Dato che l'albumina risulta alterata in differenti disordini e patologie, essa viene testata per aiutare nella diagnosi e per monitorare cambiamenti nello stato di salute: nel sospetto di sofferenza epatica o renale, nella valutazione dello stato nutrizionale, per esempio nel caso in cui si sia avuto un notevole calo ponderale. Diverse situazioni provocano una variazione dei livelli di albumina. Si ha iperalbuminemia in seguito a fenomeni di disidratazione (vomito, diarrea, eccessiva attività fisica), ipoalbuminemia per: apporto inadeguato (denutrizione, malassorbimento), diminuita sintesi (malattie epatiche: cirrosi), aumentato catabolismo (ipertiroidismo).

    I livelli plasmatici di albumina sono compresi fra 35 - 55 g/Litro

    Sono proteine presenti nel sangue, con nomi e funzioni diverse, come il trasporto di sostanze nel sangue e il compito specifico è di fornire all’organismo le difese contro gli agenti esterni.

    Possono essere suddivise in tre gruppi principali: alfa, beta e gamma globuline.

    Il rapporto albumina/globulina viene calcolato dal valore ottenuto dalla misura diretta delle proteine totali e dell'albumina. Un basso rapporto A/G può riflettere una iperproduzione di globuline (come succede nelle malattie autoimmunitarie) o una ipoproduzione di albumina (come succede nella cirrosi) o ancora una perdita selettiva di albumina (sindrome nefrotica). Un alto rapporto A/G suggerisce una ipoproduzione di immunoglobuline (come si osserva in alcune deficienze genetiche o in alcune forme leucemiche).

    Valori normali del rapporto A/G: 1.0-1.8

    La bilirubina è un pigmento giallo arancio presente nella bile derivato dalla degradazione dell’emoglobina dei globuli rossi. Circa 250 - 350 mg di bilirubina si formano ogni giorno in un adulto sano, di cui l'85% deriva da globuli rossi che muoiono perché vecchi o danneggiati; la restante quota deriva dal midollo osseo e dal fegato. All'aumentare della Bilirubina nel sangue la cute assume un colorito giallognolo intenso (ittero).

    Si esegue il test per un monitoraggio in caso di segni o sintomi di danno epatico, malattie epatiche, ostruzioni delle vie biliari, anemia emolitica o problemi metabolici legati al fegato.

    Quando i livelli di Bilirubina sono alti, si realizza una condizione patologica chiamata ittero; un aumento della bilirubina può significare un’eccessiva produzione a causa di emolisi (aumentata distruzione dei globuli rossi) o che il fegato non è più in grado di rimuovere la bilirubina nei tempi dovuti (per ostruzione delle vie biliari o altre malattie epatiche: epatiti o cirrosi, o per situazioni ereditarie del metabolismo della bilirubina).

    Valore normale della Bilirubina Totale: < 20,5 millimoli/litro

    La fosfatasi alcalina è un enzima coinvolto nei processi vitali delle cellule. Si trova in elevate concentrazioni nelle cellule epatiche e dei dotti biliari e nelle cellule dell'osso, mentre piccole quantità sono contenute nella placenta di donne in gravidanza e nell'intestino.

    Il test generalmente viene richiesto insieme ad altri test specifici, per valutare o monitorare la presenza di qualche patologia epatica (cosiddetto “profilo epatico”). Viene richiesto, inoltre, nel caso in cui il paziente mostri segni riferibili a una patologia epatica o ossea.

    Solitamente alti livelli di ALP indicano che è presente una lesione a livello epatico o osseo: se altri test del profilo epatico come la bilirubina, l'aspartato aminotransferasi (AST), l'alanina aminotransferasi (ALT), risultano alti, la fosfatasi alcalina elevata è di origine epatica.

    Se invece c’è un’alterazione dei valori del fosforo e del calcio, è probabile che l'ALP provenga dall'osso.

    Quando i dotti biliari risultano ostruiti (da calcoli, da un tumore) l'ALP e la bilirubina aumentano molto più della AST o della ALT.

    La fosfatasi alcalina può essere aumentata in gravidanza e, a causa dell'accrescimento osseo, nei bambini.

    Poiché l’assunzione di cibo può provocare un aumento di ALP per alcune ore, è opportuno eseguire il test dopo una notte di digiuno.

    Valore normale della fosfatasi alcalina: <108 unità/litro

    L'ALT e l’AST sono enzimi che si trovano principalmente nel fegato; piccole quantità si ritrovano nei reni, nel cuore e nei muscoli. In condizioni normali, i livelli di ALT e AST nel sangue sono bassi. Quando il fegato viene danneggiato, l'ALT e l’AST vengono rilasciati nel sangue, solitamente prima che sintomi più evidenti di danno epatico, come l'ittero (pelle e occhi gialli), possano mostrarsi. I valori di ALT e di AST vengono solitamente comparati con quelli di altri enzimi, come la fosfatasi alcalina (ALP) per valutare l’eventuale danno epatico specialmente in soggetti che sono state esposti al virus dell'epatite o con una storia familiare di malattie epatiche, o che fanno uso di farmaci epatotossici.

    Valori molto alti di ALT e di AST sono solitamente causati da una epatite acuta, spesso causata da un' infezione virale. L'AST è aumentata anche dopo un infarto cardiaco e in caso di danno muscolare. In alcune patologie epatiche, specialmente quando vi è un'occlusione dei canali biliari, o in caso di cirrosi od alcuni tipi di tumori epatici, l'AST può essere molto vicino al normale, ma è innalzato più frequentemente dell'ALT.

    Valore normale della ALT: < 41 unità/litro nell’uomo e < 31 U/L nella donna

    Valore normale della AST: < 37 unità/litro nell’uomo e < 31 U/L nella donna

    La gamma glutamil transferasi è un enzima localizzato principalmente a livello epatico; è un marcatore molto sensibile dell’alterazione della funzionalità del fegato e delle anomalie dei dotti biliari. Solitamente viene prescritta questa analisi insieme ad altri test, nei pazienti che presentano segni o sintomi di epatopatia, tra cui ittero, nausea, vomito, gonfiore addominale, dolore addominale, prurito. È utile nel rilevare anomalie funzionali a livello del fegato e delle vie biliari, ma anche per rilevare l’abuso cronico di alcool (nel 75% degli alcolisti cronici risulta infatti elevata). Elevati livelli possono verificarsi in concomitanza ad un'epatopatia, ma anche in presenza di insufficienza cardiaca congestizia, durante alcuni trattamenti farmacologici con: anti-infiammatori non steroidei (FANS), farmaci ipocolesteromizzanti, antibiotici, antiacidi utilizzati per trattare un’eccessiva produzione gastrica di acidi, antimicotici, farmaci per il controllo del peso, antidepressivi, ormoni come il testosterone.

    La GGT si riduce dopo i pasti, quindi è opportuno non assumere cibo per almeno otto ore prima del prelievo ematico.

    Valore normale della GGT: < 73 unità/litro nell’uomo e < 38 U/L nella donna

    L’acido urico è il prodotto della degradazione delle purine (composti contenenti azoto presenti soprattutto nel DNA), solo in piccola parte provengono dalla digestione di alcuni cibi e bevande (fegato, acciughe, sgombri, piselli, fagioli secchi, vino e birra). La maggior parte dell’acido urico è rimossa attraverso il filtraggio renale. Se l’Acido urico viene prodotto in eccesso o non è eliminato in modo sufficiente, può accumularsi nell’organismo e determinar e un aumento dei livelli ematici (iperuricemia). L’eccesso di Acido urico può essere la causa della gotta, condizione caratterizzata da infiammazione a livello delle articolazioni causata dalla formazione di cristalli all’interno del liquido sinoviale articolare. Bassi livelli di acido urico nel sangue vengono riscontrati molto più raramente e possono essere associati ad alcune patologie del fegato o del rene, alla sindrome di Fanconi, alla esposizione a sostanze tossiche.

    Il valore normale della uricemia è compreso tra: 208 - 446 mmol/L nell’uomo e tra 155 e 446 mmol/L nella donna.

    L’urea o azoto ematico è un prodotto di scarto del metabolismo delle proteine che il corpo assume con gli alimenti: il catabolismo delle proteine rilascia nel sangue l’urea, che viene filtrata attraverso i reni. L’azotemia, indicata anche come BUN, acronimo di Blood Urea Nitrogen (azoto ureico nel sangue) indica il tasso della quantità di azoto nel sangue. Il suo valore viene usato come indice di funzionalità del rene.

    L’aumento dei livelli di azotemia suggerisce alterate funzionalità renali dovute alle principali seguenti cause: malattie renali acute o croniche, diminuzione del flusso di sangue nei reni (insufficienza cardiaca, shock, infarto, ustioni, disidratazione), aumento del catabolismo delle proteine (emorragie gastro-intestinali, diete iperproteiche)

    Valori inferiori a quelli normali possono essere causati da dieta ipoproteica, da epatite acuta virale, da necrosi epatica, da uso di farmaci salicilati (aspirina).

    Il valore normale della azotemia è compreso tra 2,9 e 7,1 mmol/L

    La creatinina è un prodotto di degradazione della creatina muscolare e la sua concentrazione plasmatica è proporzionale alla massa muscolare, ha una elevata variabilità interindividuale. Dal momento che tutta la creatinina filtrata non viene riassorbita, il suo livello nelle urine costituisce un indice specifico della funzionalità renale.

    Valori superiori a quelli considerati normali possono essere causati da insufficienza renale, da dermatomiosite, da eccessi sportivi, da ipertiroidismo, da miastenia, da traumi, da ustioni. Valori inferiori possono essere causati da anemie, da atrofia muscolare, da ipotiroidismo, da leucemia, da mioglobinuria.

    Il livello della creatinina può anche aumentare temporaneamente in seguito a traumi muscolari e in genere è leggermente inferiore alla norma durante la gravidanza.

    Il valore normale della creatininemia è compreso tra 62 - 115 mmol/L nell’uomo e tra 53 - 88 nella donna.

  • TEST DELLE INTOLLERANZE ALIMENTARI
  • TEST DELLA CELIACHIA

Questo è un servizio di autodiagnosi finalizzato alla prevenzione.
Solo il Medico è in grado di interpretare correttamente i valori dei Vostri test e di indicarVi cosa è necessario fare.

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